Esistono cose semplici, che capisci e apprezzi senza troppi sforzi: un quadro di arte moderna, di quelli con i colori forti e le forme elementari; oppure un vino giovane, leggero e fresco, da bere davanti a un tramonto estivo. E poi le canzoni da spiaggia e i film di Natale, quelli che dopo due mesi non ne ricordi più la trama.

Con gli anni sono cambiata, ho imparato ad apprezzare tutto ciò che richiede qualcosa in più per essere compreso, tutto ciò che racconta una storia, a volte complessa e misteriosa, ma che vorrei conoscere. Un quadro antico, dipinto da un pittore dell’Ottocento, che ritrae una bellissima ragazza in un atelier di Parigi. Chi è lei? Perché lui l’ha ritratta? In quali case è stato quel quadro prima di arrivare a me? magari un vino, di quelli corposi, che prima di portarli alla bocca li devo lasciare per qualche minuto nel bicchiere, a respirare. Un vino che racconta la terra in cui è nato, le mani che hanno colto quei grappoli d’uva e le cantine buie e polverose che l’hanno custodito in bottiglia.

Con i fiori è stato lo stesso. La meraviglia che provavo, e che provo ancora, davanti a un mazzo di fiori freschi, con i colori accesi e l’odore intenso, ha lasciato spazio, col tempo, alla passione per i fiori secchi. I fiori secchi raccontano una storia, hanno visto e vissuto, hanno corpo. A volte fragili, altre volte spenti, eppure parlano. I fiori secchi sono un bicchiere di Whisky invecchiato quarant’anni, ti ci devi abituare con calma, devi capirli, poi non li lasci più.

Costanza

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