Progettare un matrimonio significa dare fondo a tutta la professionalità, l’esperienza di anni di lavoro e, soprattutto, mettere la propria fantasia al servizio dei futuri sposi. Dopo che ho parlato con lei e lui, dopo che mi sono confrontata con chi, assieme a me, collaborerà all’organizzazione dell’evento, ecco che arriva il momento che preferisco. 

Mi trovo nel mio studio, in un momento di pausa dopo una giornata di lavoro estenuante. I bambini sono a letto, mio marito dorme sul divano. Sono finalmente seduta davanti alla mia scrivania antica. Accendo una candela profumata, faccio girare Yann Tiersen sul giradischi (sì, ho ancora un vecchio giradischi). Le atmosfere bohemienne della Parigi di Amelie mi sono di aiuto. Guardo le immagini che ho scattato nella location, torno ai sogni che la futura sposa mi ha raccontato, i suoi desideri e quello che le piacerebbe vedere nel giorno più bello della sua vita. Chiudo gli occhi e viaggio. Adesso sono lì, assieme a loro, nel giorno del matrimonio. Scendo dall’auto di fianco alla sposa, salgo sul sagrato della chiesa, alzo gli occhi su quell’austera facciata. Poi entro e percorro l’intera navata, fino a ad arrivare a pochi metri dall’altare.

Solo in quel momento riapro gli occhi, prendo un cartoncino e, ancora una volta, torno alla mia infanzia: matita e pastelli e do vita al loro sogno. 

Costanza

 

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