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Ho sempre pensato che fiori e opere d’arte siano un connubio perfetto. Chi apprezza i fiori non può non apprezzare l’arte, e viceversa. Per questo quando mi hanno proposto di aderire all’iniziativa Visionaria, non ci ho pensato due volte. Cosa accade durante questo evento, che si svolge sabato 29 settembre a San Lazzaro? Accade che, all’interno del negozi, saranno esposte opere d’arte scelte dagli stessi titolari dei negozi.

Dopo aver accettato l’invito mi sono domandata quale potesse essere l’artista che potevo invitare. Ci ho pensato e mi sono ricordata di una mostra vista in Galleria Cavour a Bologna, alcuni mesi fa. Era la mostra di un fotografo, Paolo Balboni, un’esposizione forte, immagini dell’India: volti scavati, povertà e spiritualità. Allora mi ero interessata a questo artista e ho scoperto i suoi lavori, che spaziano dai reportage alla fine art. Ho parlato con Paolo e assieme abbiamo pensato che gli spazi e i colori negozio fossero adatti a Die Mauer II, la sua seconda raccolta di scorci del Muro di Berlino, testimonianza di arte e storia.

Vi aspetto sabato 29 settembre.

Costanza

Die Mauer II

Quando un fatto di cronaca diventa Storia lo decide l’essenza stessa dell’avvenimento, il suo peso, il suo lasciare segni indelebili nell’ emotività collettiva, il suo palesarsi nelle pieghe del presente cambiandone per sempre l’assetto. Quando un fatto di cronaca diventa Memoria lo decide invece il tempo che non si arrende di fronte all’inarrestabile oblio. Paolo Balboni con il progetto espositivo Die Mauer II 1961 – 2016 triangola “cronaca”, “storia” e “memoria” racchiudendo nel perimento di 55 anni, dal 1961 – anno in cui venne eretto il Muro di Berlino – a oggi, la metamorfosi semantica del muro stesso da strumento di divisione a supporto di libera espressione.

Le fotografie dell’East Side Gallery, la porzione di muro rimasta, considerata un inno internazionale alla libertà. con il susseguirsi di graffiti che ne animano l’identità. Paolo Balboni con il suo obiettivo non si limita a prelevare le immagini facendone il ritratto odierno di una cronaca figurativa in evoluzione, ma entra in macro negli spessori del muro cercando le imperfezioni della superficie e le crepe che custodiscono i segreti della storia, enfatizzando la bellezza degli anfratti in cui si deposita il tempo e dando in questo modo un valore incommensurabile al gesto di “scrivere liberamente sul muro”.

Le foto, opere astratte – come l’essenza del tempo – e sintesi cronografa di oltre mezzo secolo, con il supplettivo “scopico” elevano il difetto della materia grezza a perfezione nella ricerca di equilibrio formale. Così, il Muro di Berlino, uno dei peggiori segni del XX secolo, da elemento di frattura diviene non solo voce che unisce migliaia di persone, ma ritrova nella poiesi dell’artista una nuova natura come strumento concettuale di equilibrio.

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